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Cinque cantine romagnole entrano nella guida Vinitaly

Verona: Agrintesa tra le cantine romagnole premiate nel "5 Star wines".

Cinque cantine romagnole entrano nella guida Vinitaly

C'è ancora un ampio margine di crescita per i vini romagnoli. Qualche risultato importante e di prestigio lo stanno ottenendo ma sono ancora pochi. Ad attestarlo è stata l'ultima edizione del Vinitaly. Qui, da un paio d'anni, la manifestazione più importante sul vino a livello nazionale, e tra le più seguite a livello europeo, raccoglie il parere di diversi critici ed operatori del settore per decretare le migliori interpretazioni territoriali del vino. Si tratta del «5 Star wines the book 2018». Una guida che raccoglie le testimonianze italiche in bottiglia che hanno raggiunto un punteggio di almeno 90 punti su 100. Eccellenze enologiche e alfieri rappresentanti del meglio che si trova sul mercato dalla Valle d'Aosta alla Sicilia. Con qualche incursione anche oltre confine. In questa selezione, che ha visto assaggiati migliaia di vini, tra cui qualche testimonianza estera, l'Emilia Romagna ha ottenuto , in totale, 44 riconoscimenti. Tra questi il territorio romagnolo ha piazzato tra i «vincitori» 5 vini: due della provincia di Ravenna, due della provincia di Forlì-Cesena e un riminese. Si tratta del Rubicone Igp Cabernet Sauvignon «I Calanchi - Numi» 2013  della faentina Agrintesa e il Romagna Doc Sangiovese Oriolo Riserva «Nonno Rico» 2013 dell'azienda agricola faentina Podere Morini. Nel forlivese invece entrano nella classifica il Romagna Doc Sangiovese superiore «Predappio di Predappio - Vigna del Generale» 2013 dell'eroica cantina di Predappio Fattoria Nicolucci e il Rubicone Igt Pinot bianco «Dogheria» 2017 dell'azienda Podere Nespoli. Infine a Rimini il riconoscimento della stella è andato al Rubicone Igp Sangiovese vino biologico «Maramia» 2015 della Tenuta Mara di San Clemente.

A guardare i numeri non sembrano tanti, ed è così. Pensare a quante cantine lavorano a sud e a nord della via Emilia, da Imola a Cattolica, solo cinque riconoscimenti sembrano pochi. Soprattutto se paragonati ai vini della vicina Emilia dove il Lambrusco e le sue varie declinazioni varietali e territoriali domina indiscusso. Di lavoro da fare ce n'è ancora tanto. Spicca, ad esempio, la mancanza tra le stelle del Vinitaly qualche presenza del Romagna Albana Docg. Vino simbolo del territorio che nelle sue variazioni dallo spumante al passito e botritizzato racconta di stili e interpretazioni molto promettenti. Forse non ancora comunicate efficacemente, visto che sulla qualità è difficile avanzare critiche. Non saranno certo tutti da 90 punti in su ma alcune testimonianze di grande spessore qualitativo, soprattutto nel faentino, ci sono. Per non parlare degli altri vitigni autoctoni che si stanno affacciando sul mercato con buoni risultati. Tra questi possiamo citare ad esempio il Bursòn e il Centesimino. Non da meno sono però alcuni blend, soprattutto bianchi, che riescono a parlare di Romagna strizzando l'occhio al gusto internazionale.

La sfida, da questo Vinitaly, è lanciata. Ora la palla passa alle aziende che dovrebbero, a nostra modesta visione, provare ad osare di più mettendosi in gioco in queste vetrine critiche che possono dare tanto in termini di promozione e valorizzazione della vitivinicoltura territoriale.

 

Articolo pubblicato su Sette Sere il 27/04/2018.


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